La cornamusa moderna

Il panorama musicale moderno della cornamusa.

La situazione odierna

La cornamusa vive oggi in Scozia un periodo di grande popolarità: i virtuosi dello strumento sono particolarmente numerosi, e d’altro canto l’attività delle pipe band è spesso frenetica: esistono circa 800 pipe band nel Regno Unito, la metà delle quali è attiva nel giro delle competizioni ufficiali. Si calcola inoltre che altrettante pipe band esistano nel resto del mondo, concentrate per lo più nelle ex-colonie britanniche come il Canada e l’Australia.

È proprio la ceol beg, la piccola musica fatta di jig, reel, marce, strathspey e hornpipe, che riscuote oggi il massimo successo presso il pubblico scozzese. Il circuito delle competizioni impegna in modo continuativo il calendario delle principali pipe band, bande musicali che negli ultimi anni hanno del resto di gran lunga modernizzato il proprio approccio alla musica per cornamusa. Tra le pipe band più innovative vanno citate la Shotts pipe band e la Dykehead pipe band (campioni del mondo rispettivamente nel 1997 e nel 1994), la Vale Of Atholl e la Dysart & Dundonald in Scozia, l’australiana Victoria Police pipe band e le canadesi Fraser University pipe band e 78th Fraser Highlanders.

Anche se un tale successo delle pipe band potrebbe ritenersi responsabile di un certo declino delle esecuzioni in chiave solistica, è d’altro canto pur vero che la stessa tecnica bandistica ha contribuito in modo essenziale all’elevazione del livello tecnico della maggior parte dei piper, che spesso affiancano alle attività musicali in parata una attività personale di tipo solistico.

Folk revival

Il folk revival degli ultimi decenni ha contribuito in larga misura al successo della cornamusa scozzese, riportando innanzitutto le Highland pipes nell’alveo della loro dimensione più vera, al di là di associazioni più o meno aristocratiche: la cornamusa scozzese è infatti – e forse è bene ricordarlo – uno strumento essenzialmente tradizionale!

Ai primi anni del folk revival ben poche erano le band scozzesi che presentavano nella loro formazione un piper. Oggi la situazione si è invece capovolta: grazie ad un attento bilanciamento dei volumi di amplificazione (la cornamusa, anche non amplificata, è in grado di “coprire” qualsiasi altro strumento…), le Highland pipes sono oggi presenti in molti gruppi di musica folk scozzese. I pionieri in questo senso furono, negli anni ’70, i Whistleblinkies (che però adoperavano per lo più le Border pipes); gli Alba (in cui le Highland pipes affiancavano flauto, violino e chitarra), e The Clutha (il cui piper suonava sia le Highland che le Lowland pipes).

Una “seconda generazione” di band scozzesi – tra l’altro di maggiore successo – comprendeva i Tannahill Weavers, la Battlefield Band e gli Ossian: in queste band la cornamusa scozzese si affermò pienamente con il ruolo di strumento cardine, quasi un elemento fondamentale nelle dinamiche musicali di questi gruppi. È da ricordare, tra l’altro, la commistione delle pipes con l’uso delle tastiere elettroniche (Battlefield Band), unione che fece gridare allo scandalo più di un purista, insofferente all’ipotesi che un tale “nobile strumento” fosse accoppiato con i suoni di una batteria elettronica o di un sintetizzatore.

Come si accennava poc’anzi, anche il gruppo delle cauld wind pipes ha tratto indirettamente giovamento dal successo di questi ultimi decenni delle Highland pipes: musicisti come Robert Wallace (Whistleblinkies), Hamish Moore, Gordon Mooney e Matt Seattle hanno infatti contribuito a fare uscire da una mera dimensione storico-musicale le Border pipes.

L’eccellente stato odierno di salute della cornamusa scozzese è testimoniato anche dalla situazione delle etichette discografiche scozzesi. La Lismor, di Glasgow, ha nel proprio catalogo un gran numero di ottime registrazioni per Highland bagpipes, con un repertorio che spazia dalle pipe band ai pibroch fino alle esecuzioni solistiche. Da segnalare, sempre per la Lismor, la serie World’s Greatest Pipers, che raccoglie il meglio dei piper “da competizione” di questi ultimi anni.

La Temple ha a sua volta in catalogo un’ottima serie di album registrati nel corso degli anni al Glasgow’s Piping Centre, e anche tra i dischi della Greentrax figurano ottimi esempi di musica per cornamusa scozzese; ad esempio un eccellente introduzione al pibroch è l’album Ceòl Na Pìoba: Pìob Mhor, registrato durante il festival internazionale di Edimburgo nel 1999.

Gli artisti

La Scozia di oggi è piena di piper di grande levatura artistico-strumentale: i nomi che ricorrono maggiormente tra gli esperti sono quelli di Gordon Duncan, Robert Wallace, Roderick MacLeod, William MacDonald, Angus MacColl, Chris Armstrong e il Pipe Major Robert Mathieson. Una figura particolare è quella di Allan MacDonald, piper e musicologo esperto in cultura gaelica: il suo album Fhuair Mi Pog del 1998 è interessante soprattutto per il legame che tende a dimostrare tra pibroch e canto gaelico.

Si diceva del rinato interesse nei confronti delle bellows-blown pipes: qui i nomi più importanti sono quelli di Iain MacInnes, Rory Campbell (Deaf Shepherd e Old Blind Dogs) e Fred Morrison. In tutti questi casi si tratta tuttavia di musicisti che affiancano regolarmente alle cauld wind pipes anche le Highland pipes.

La figura di piper per certi versi più intrigante è quella di Martyn Bennett, spesso definito “techno-piper” per la naturalezza con cui assembla le sonorità sia delle Highland che delle small pipes con il violino elettrico, su un tappeto di suoni campionati e di batterie elettroniche che eseguono ritmiche funky e hip-hop. La cornamusa scozzese, ad onta di un suono fin troppo caratteristico, si affaccia così ai nuovi scenari tecnico-musicali del ventunesimo secolo.

Testi di Alfredo De Pietra